Dalla porta in cima alla scalinata



Dalla porta in cima alla scalinata usciva luce. Luce, nient'altro.

Non un suono, non un profumo ma chissà perché nella mia mente era luce di feste, di desideri da realizzare, di sogni moribondi (perché così sono prima di trasformasi in realtà).
La mia anima bimba nulla sapeva di feste, nulla di desideri o sogni e con capriccio mi comandò di salire forse proprio per scoprirli. Com'è difficile dire di no ad una bimba e così decisi di salire.
Ma come fare? Non avevo mai affrontato una scala. Sì ne avevo sentito parlare, ne avevo viste in foto, sapevo che tanti ci riuscivano, ma io? Bè, c'era solo un modo per scoprirlo, affrontare quel primo gradino.
Feci affidamento alla mia memoria, ricordai i racconti sentiti, le spiegazioni dei vecchi. Ecco, tutto il peso su una gamba mentre l'altra libera, leggera aiuta il piede a scalare la prima parete.
Lento, timido, affaticato si rilassa sulla sommità conquistata, vorrebbe già riposarsi ma è solo l'inizio anzi il peggio deve ancora venire. Ecco che il peso si muove di nuovo.
Si tuffa sul piede più alto che viene schiacciato dalla stessa gamba che lo aveva condotto alla sua prima conquista.
A fatica la destra tira su tutto il corpo pesante di paure, di ricordi e pregiudizi, zavorrato da tante, troppe vite passate, mentre la sinistra ormai libera dal suo carico porta con se l'ultimo piede che raggiunto l'altro, da bravo fratello, si fa carico di metà del peso.

Eccomi di nuovo immobile in quel silenzio rumoroso di pensieri, col corpo più vicino a quella luce ma ancora troppo lontano anzi forse più lontano. Già, perché prima conoscevo la distanza che mi separava ora ne conosco la fatica. Conto i gradini, tanti. Li moltiplico per lo sforzo fatto, tantissimo.
Mi chiedo se nel mio zaino ne ho a sufficienza e mentre mi volto vedo il pavimento appena lasciato.
E' più bello visto da qui e sembra voglia dirmi:”Perché vai via? Torna da me, dove vai? Perché faticare tanto, non stavamo forse bene insieme? Pensa a quanto abbiamo fatto finora.” E mentre sta per convincermi aiutato dalla stanchezza, la bimba inizia ad urlare.
Lei non vede altro che quella luce, ormai è ammalata e sa che solo lì c'è la cura, se tornerà indietro lentamente la mia anima si spegnerà. Stringo i denti, pare che certi uomini si aiutassero così un tempo, serravano le mascelle e via verso la morte, quella morte che è guerra, quella morte che è vittoria, quella morte che è libertà.
Ripeto la giostra, sposto il peso, primo piede su, sforzo, secondo piede accanto all'altro. Eccomi su, di nuovo immobile, di nuovo stanco.
La bimba incalza, cerca di darmi forza, sa che la voce del pavimento si farà più forte e l'ebbrezza della discesa più ammaliante.
Non mi permette di titubare e così salgo ancora. Sono a metà o magari mi illudo di esserlo e scorgo qualcuno davanti a me. Lui conosce la mia fatica, c'è passato anche lui ma adesso deve averla dimenticata per come sale. Saltella, sale all'indietro, talvolta di lato, altre volte scende un pò per risalire di slancio, è sicuramente divertito quando leggero arriva in cima e scompare in quella luce.
Questo vedere non mi ha aiutato, mi sento frustrato. Sono così lontano da quella eleganza, inizio a pensare che non ce la farò mentre ogni gradino si fa più duro. Inizio a chiedermi se in fondo ho il diritto di continuare. E se questa scala non sia per tutti? Se non basti solo volerlo? Che ci voglia qualche titolo forse? Quante fesserie stai dicendo risponde la bimba, l'essere vivo è un titolo più che sufficiente, conclude.

Me ne convinco e continuo.
Io credo alla magia e credo nei miracoli perchè sono belli. Il loro bello sta nel capitare quando non te lo aspetti.
Mentre continuo a salire i conti iniziano a non tornare, quando alla partenza ho calcolato lo forza da usare sono stato piuttosto superficiale, ho moltiplicato lo sforzo fatto per il primo gradino per il numero di gradini. In fondo li vedevo tutti uguali. Che ingenuo! In effetti ogni gradino è uguale all'altro, stessa altezza, stessa forma. Ma dopo ogni gradino io ero diverso e così loro.
Che sciocco non tenerne conto all'inizio.
E pensare che questo errore di calcolo mi stava tenendo giù… E già, ogni gradino mi stancava ma ogni gradino che avevo davanti non era più il primo e il peso che ogni volta le gambe dovevano sopportare non era uguale al precedente. Era un carico diverso perchè cosciente dei passi consumati, passi che prima non conosceva, passi che prima non aveva mai percorso…
Ecco il miracolo, prendo coscienza del mio cambiamento e via ancora su.. Il mio peso è sempre più leggero (in realtà è rimasto uguale ho solo imparato a muoverlo come prima non sapevo)...
Il mio controllo migliora gradino dopo gradino, su qualcuno torna la fatica forse a ricordarmi che salire non è proprio volare anche se adesso gli assomiglia un po. Inizio a divertirmi anch'io e provo a giocare, a inventare.. Saltello, salgo all'indietro, mi pento (nel gioco) scendo un po' e risalgo girando.. e salgo a destra ed un pò a sinistra e la luce non è più un sogno sembra più un'amica che mi attende…

Volteggio e mentre lo sguardo scende giù fino a quel pavimento egoista scorgo altri intenti ai primi gradini. Come vorrei urlargli ciò che ho scoperto ma ricordo il silenzio di chi saliva prima di me, il silenzio di una verità che non può essere rivelata perché va scoperta… pare sia la sua natura..
Il silenzio della verità nostra, l'unica vera che è dentro di noi. E allora gli sorrido come a dimostrargli che c'è sollievo anche nella fatica e divertito, scompaio leggero in quella luce.
Era proprio luce di feste quella che mi attendeva e di musiche e di abbracci amichevoli e sguardi fraterni. E dolci. E canditi e succhi fruttosi. La mia anima è serena ma non più bimba.
E' una fanciulla adesso mentre gioca e ride con le compagne incontrate. Non ancora stanca saluta e mi accompagna davanti ad una scala delle tante che partono dal salone, nuova, diversa, come me.
Dalla porta in cima alla scalinata esce ancora luce….

Nico

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