
" Es, porque nunca se fue, la figura más querida del tango por sus contemporáneos, y la más respetada por las nuevas generaciones.
Su obra, no solo abarca grandes creaciones, también interpretaciones que constituyen hitos en la historia de la música ciudadana de Buenos Aires. El Gordo “Pichuco” representa un pedazo de la historia no solo del tango, sino de la misma noche Porteña."
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Bandoneonista, musicista, direttore e compositore Aníbal Troilo è una personalità che rappresenta l'espressione stessa del tango. Fu un personaggio mitico di Buenos Aires a cui, come disse un poeta, "un 18 di Maggio il bandoneón cadde dalle mani".
Anibal Troilo " el bandoneón mayor de Buenos Aires " nasce l'11 luglio 1914 a Buenos Aires, al 3280 di Calle Sole nel quartiere Palermo, uno dei principali quartieri di tango. Quel “barrio” sarà sempre per lui un punto di riferimento esistenziale e che egli esalterà in uno dei suoi tanghi più celebri, Barrio de tango appunto.
Troilo ebbe vari soprannomi: el Gordo (grosso, grasso, importante) El dogor (el gordo al rovescio) e persino “Budda impomatato” ma per tutti sarà sempre detto Pichuco , soprannome affettuoso datogli dal padre molto amato e che morì quando Anibal aveva solo otto anni.
La leggenda vuole che un giorno Pichuco a dieci anni, giocando a calcio in strada, scagliasse il pallone dentro un caffè del suo quartiere. Correndo a raccoglierlo venne folgorato da un suono magico proveniente dal locale; entrò e vide un greco che suonava uno strumento stranissimo e mai visto. Pichuco rimase ad ascoltarlo incantato Fu così che Pichuco incontrò il bandoneón e il bandoneón incontrò Pichuco.
Il giorno dopo Troilo convinse la madre a comprare il bandoneón da cui non si separerà più per tutta la sua carriera. Il suo primo maestro lo congederà dopo sei mesi non avendo più nulla da insegnargli.
A 11 anni Pichuco suonò per la prima volta in pubblico ad una festa del quartiere; a quattordici è già nell'orchestra di Pacho Maglio. Nel 1931 suonò nell'orchestra del bandoneonista Ortiz che molto influì sul suo modo di far parlare il bandoneón.
Benché giovane, grazie alle sue grandi doti di strumentista - fu il primo bandoneonista capace di passare dal legato allo staccato senza soluzione di continuità - Troilo suonò nelle maggiori orchestre dell'epoca, da quella di De Caro a quella di D'Agostino a quella di D'Arienzo.
Nel 1937 Troilo debuttò al Marabú con un orchestra tutta sua, l'Orquesta Pichuco: “ Pichuco y su orquesta haran bailar buenos tangos " proclamava il cartello fuori dal locale La divisa dell'orchestra era stata cucita dal cantante dell'orchestra stessa, l'ex sarto ed ex bandoneonista Francisco Fiorentino detto “Fiore”.
Fiorentino, entrato prima come bandoneonista,rimase sei anni nell'orchestra di Troilo, tra i due si instaurò una intesa musicale perfetta che porterà rinnovamenti alla storia del tango.
Troilo infatti partiva da esigenze poetiche, sentiva che il tango aveva bisogno di storie evocative, storie che solo il canto poteva creare, per questo dirà “ Mi orquesta toca y tocarà como si tuviera que acompagnar a Gardel. Solo eso.” Prima di Troilo infatti il cantante nell'orchestra aveva una funzione meramente accessoria, quella di cantare l'estribillo, un breve frammento introduttivo. Fiorentino invece fu il primo cantante a cantare per tutto il brano, nacque con lui il cantor de orquesta.

Il canto grazie a Troilo acquista un posto centrale e determinante nell'orchestra; Troilo concepisce il cantante come uno strumento dentro l'orchestra. Strumento che suona tra gli altri strumenti. In questo s'incontrò perfettamente con Fiorentino che fu il primo a trattare la voce “come puro strumento” , come il bandoneón Grazie a queste innovazioni introdotte da Troilo il tango-cancion diventa anche tango ballabile.
Gli anni '40 sono gli anni della favolosa decada del quaranta, decada de oro , una vera e propria età dell'oro per il tango e per le sue le orchestre. Troilo è uno dei protagonisti di questa età mitica del tango. Motivi del suo successo sono tutti nello stile della sua orchestra., uno stile nettamente tanguero, equilibrato e inconfondibile.
Lo stile Troilo ( El sonido original de Troilo) è uno stile ottenuto da una ricerca continua, capace di unire qualità dei testi poetici, intensità delle interpretazioni canore e la sensibilità nuova negli arrangiamenti e nelle composizioni musicali. L'orchestra di Trolio suona in maniera emozionale, prepara un'atmosfera suggestiva che introduce il cantante il quale non canta semplicemente ma sembra interpretare coinvolgenti brandelli di vita. L'orchestra sostiene il canto e il canto a sua volta esprime la poesia dei testi. 
Troilo seppe circondarsi anche dei migliori musicisti , seppe farli crescere artisticamente.
I suoi pianisti divennero tutti direttori d'orchestra: Ma tra i musicisti formati da lui ricordiamo bandoneonista che nel 1939, appena diciannovenne, entrò nella orchestra Pichuco: Astor Piazzolla , “El Gato” lo soprannominava Troilo e ne apprezzava il genio, quel talento che spesso sconfinava in un tipo di tango “non ballabile”, di cui Troilo sapeva frenare le audacie: "no Gato: la gente vuole ballare, non paga il biglietto per ascoltare".
Nel 1939 Troilo sposa Zita, Ida Calachi ragazza di origine
greca conosciuta l'anno prima.
Troilo lanciò ottimi cantanti che al suo fianco diedero il meglio di sé a cominciare da Fiorentino, Alberto Marino, Floreal Ruiz, Edmundo Rivero, Rufino … fino a Roberto Goyeneche.
Oltre che alla voce Troilo attribuì grande importanza anche ai testi. Grande fu la qualità letteraria dei testi che egli inserì nel suo repertorio per il quale egli scelse i migliori parolieri: come Manzi, Contursi, Cadicamo, Exposito, Discepolo… etc.
In particolare con Homero Manzi Troilo scrisse, in perfetta simbiosi, diversi capolavori del genere (Sur, Barrio de Tango, Malena.) La loro intensa collaborazione iniziò nel 1942, quando insieme composero Barrio de tango . “Manzi encarna, más que ningún otro, la presencia de la poesía en la letra del tango ".
Manzi fu autore e innovatore quanto Troilo, con il suo linguaggio vero ed insieme poetico inaugurò una nuova maniera di scrivere letras de tango . Nel 1943 Troilo e Manzi danno vita a un incisione storica di Malena , una versione paradigmatica per l'equilibrio nella relazione tra il canto, il testo poetico e l'interpretazione musicale, un arrangiamento che è diventato un classico. Grazie al suo stile musicale Troilo seppe rinnovare il repertorio con interpretazioni e gli arrangiamenti che oggi sono diventate dei classici oltre a Malena ricordiamo Quejas de bandoneon
(ascolta)
Come compositore, Troilo creò un vasto numero di obras fundamentales, un repertorio eccezionale di temi classici quali Toda mi vida,, Barrio de tango, Garúa, María, Sur, Romance de barrio, Che bandoneón, Discepolín, Responso, Patio mío, Pa' que bailen los muchachos, Una canción, La cantina, Desencuentro, La última curda.
Nel 1943 anno del golpe militare (in cui un manipolo di ufficiali di destra filofascista depone il governo di Castillo) diversi brani registrati in quegli anni dall'orchestra di Troilo ( Percal, Uno , Los mareados) caddero sotto la sotto la scure della censura , una delle tante forme di repressione con cui i golpisti attuarono quell' “opera di risanamento” che aprirà la strada al regime peronista.
Nella sua carriera di direttore durata più di 30 anni (dal 1939 al 1971) Troilo ha inciso 485 temi continuando a sperimentare e a collaborare con vecchi e nuovi musicisti.
Troilo continua a incidere brani anche negli anni 60, nel periodo buio del tango quando imperversa il fenomeno del tango “for export “ destinato all'esportazione che snatura in parte l'essenza del tango come musica destinata alla danza;
Nel 1970 incide duetti bandoneón con Astor Piazzolla e col chitarrista Roberto Grela.
Il 18 Maggio de 1975, al 3280 di Calle Soler in Buenos Aires , Troilo si spense per una trombosi.
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“ Anibal Troilo fue una necesidad del tango” disse Josè Gabello .
E' vero. L'opera di Troilo segna una transizione importante nella storia del tango perché egli fece evolvere la musica e allo stesso tempo produsse musica ballabile, senza eliminare il canto, anzi potenziandolo, seppe conciliare le esigenze della musica con quelle dei ballerini e questo gli permise di diventare una sorta di mito del tango che durò per 40 anni.
Rimase fino alla fine il grande virtuoso del bandoneón, el bandoneón mayor de Buenos Aires, alma sensiblera che col tocco delle sue dita artigiane, aprendo e chiudendo il mantice del bandoneón come fosse uno scrigno di memorie, fece uscire tutta la dolorosa dolcezza dei ricordi , la nostalgia di amori, di desideri, di notte, di poesia, di vizi e di quartieri. Disse una volta:
«Si dice che io mi emoziono troppo spesso e che piango.
Sì, è vero. Però non lo faccio per cose senza importanza».
Suonava leggermente inclinato in avanti, gli occhi chiusi, il doppiomento sospeso.
Nocturno a mi barrio
(clicca e ascolta)
Música: Aníbal Troilo - Letra: Aníbal Troilo
Cuarteto Aníbal Troilo
Canta: Aníbal Troilo
5/30/1968 Buenos Aires
Mi barrio era así, así, ?así.
Es decir qué se yo si era así?
Pero yo me lo acuerdo así!
con Giacumin,
el carbuña de la esquina,
que tenía las hornallas llenas de hollín
y que jugó siempre de "jas" izquierdo al lado mío,
siempre? siempre,
tal vez pa' estar más cerca de mi corazón!
Alguien dijo una vez
que yo me fuí de mi barrio,
Cuando? pero cuando?
Si siempre estoy llegando!
y si una vez me olvidé,
las estrellas de la esquina de la casa de mi vieja
titilando como si fueran manos amigas
me dijeron: gordo, gordo,
quedáte aquí,
quedáte aquí.
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Il mio Barrio era così, così, così?
E' come dire se io ero così?
Però io me lo ricordo così!
con Giacomin,
il carbonaio all'angolo,
che aveva i fornelli pieni di fuliggine
e che giocò sempre di "jas" sinistro
al mio fianco,
sempre? sempre,
ogni volta per star più vicino al mio cuore!
Alcuni dissero una volta
che me ne ero fuggito dal mio barrio
Ma quando? Però quando?
Se sempre sto tornando!
e se una volta mi dimenticai,
le stelle all' angolo
sul tetto dei miei vecchi,
tremule come mani
amiche
mi dissero: gordo, gordo,
fermati qui,
fermati qui.
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