Adornos

a cura di Farolit
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ADORNOS - Quello che le donne non dicono

La Questione Adornos (Abbellimenti) non è roba da poco. Diciamolo.
Anche se già il nome - di suo- sembra relegare la questione ad un aspetto secondario, di poco conto, roba di forma tout-cour , mica sostanza. E invece no. Gli adornos fanno la differenza. La differenza tra la seguidora attiva e la seguidora passiva. Tra un ascolto automatico e uno partecipato. Tra la partner di ballo e la mujer. Gli adornos sono soprattutto una faticosa conquista. Sono la cifra della maturità, delle destrezza, della consapevolezza nella parte femminile nel tango. Sono anche la parte visibile e restituita del suo apporto creativo.
Insomma è lì che la donna interviene, è lì che la donna dice, senza dire, il suo tango.

Da giovane (nel senso tanguero) gli abbellimenti mi disturbavano, mi imbarazzavano. Ero troppo concentrata sugli aspetti fondanti, sulla sostanza. E gli adornos mi sembravano inessenziali rispetto alla sostanza. Tipo il prezzemolo che decora una pietanza, se ne può fare a meno. Con questo alibi coprivo la mia storica inadeguatezza. Il mio non sentirmi mai pronta a dire col corpo quello che la mente avrebbe voluto. Furono anni difficili, quelli in cui mi rifiutavo con fiera ostinazione di eseguire persino gli adornos (perlopiù boleos ) marcati dall'uomo. “ Adorno non mi avrai! Non mi farai fare una figura da sgallinata ridicola!”
Poi la musica mi spiegò molte cose. Mi spiegò tutta la mia parte e tutte le possibilità che la riguardavano. Mi mostrò tutte le occasioni in cui avrei potuto dire ed essere. Mi convinse che dovevo passare da lì, non c'era altra strada, andavano affrontati 'sti cavoli di adornos perché, in fondo in fondo, erano come la “Casa di Barbie”: da piccola, fingevo di non volerla (tutte le bambine con barbie la volevano) e in realtà la bramavo intensamente.
Gli adornos sono come un tango nel tango. Un abbraccio nell'abbraccio. All'inizio ti costringono a esternare quell'essenza maldestra che quando sei ignorante e umile pesa di meno, ma quando sei consapevole e orgoglioso brucia di più. All'inizio è soprattutto un dialogo silenzioso con se stesse, come sempre. Duro, senza sconti. Ma si affronta.

La prima cosa da capire è la fisiologia e la psicologia dell'adorno.
L' adorno non deve intralciare il cammino, non deve contrastare il percorso tracciato dalla guida dell'uomo,   piuttosto deve seguirlo. Anzi deve crescervi dentro come una possibilità ulteriore, come un rafforzamento del senso del cammino tracciato da chi guida, ma allo stesso tempo come il contrappunto riconoscibile di un'altra identità.
L' adorno non è vanità, anche se lo sembra.
A dire il vero l'uomo (chi guida) - intento a strutturare il percorso  - non sempre si accorge di questi interventi quando sono rapidi, furtivi. Impalpabili. Quasi rubati all'attenzione. Come piccole carezze verbali messe lì,   nell'inflessione del tono della voce, in mezzo a tante parole dette. Ci sono volte in cui chi guida si gode l'adorno, lo attende come una corrispondenza cercata, come una gratificazione corrisposta. 
Accade soprattutto quando chi guida sospende la parola (ma non il dialogo) in una pausa che lascia spazio intenzionalmente alla possibilità dialogante dell' adorno .
Accade quando chi guida - pur concentrato a guardare avanti - si fida e curioso ascolta chi gli sta seduto accanto e gli può mostrare altre cose del paesaggio (cose che lui non vede) della musica, del cammino del tango, altre direzioni da prendere, altre possibilità.
Gli adornos non finiscono mai, perché non si finisce mai d'imparare.

Una volta in una città del Nord finii (piacevolmente) nelle braccia di R. detto "il Tanguero delle Principianti", un gentiluomo garbato specializzato nel far ballare indistintamente tutte le principianti nuove. Una sorta di nave scuola. Destino simile al mio. Ci trovammo alla fine di una serata con la complice solidarietà di categoria,  un approdo tra veterani. Il suo tango era scorrevole, preciso, non troppo complesso, ma nemmeno banale. L'abbraccio comodo, piacevole, misurato. Man mano che c'inoltravamo nelle tande il nostro tango aumentava la complessità. Il tango è una conoscenza e richiede tempo, occasioni. A un certo punto gradatamente iniziai a introdurre un po' del mio adornante prezzemolo. Cosa che fu graditissima da R. Non ci era abituato.

“Divertenti quelle cosette che fai coi piedini”
“gli adornos ?”
“si”
“ma perché le ballerine con cui balli non le fanno?”
“no”
“forse perché sono principianti”
“no, ballo con tutte, ma non li fanno”
“forse li fanno e non te ne accorgi”
“no, no, ti dico che non li fanno”
“bè, dovrebbero, a una certà età (tanguera) sono essenziali

Farolit

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